martedì 5 marzo 2013

NEBIDEDDA
Fantasticamente ,unica !!!!


Thymus herba-barona Loisel 
Famiglia Labiatae 
Nome comune
Timo erba-barona

Nome Sardo
Nebidedda (Villacidro - Gonnosfanadiga), Tumbu (Sard. merid.),  Alba barona (Gallura), Armidda (Sard. sett. – centr. – merid.), Amènta de S. Maria (loc. div.), Amènta de S. Sofia (loc. div.).

Notizie generali
Specie endemica della Sardegna e della Corsica.
Ha un portamento cespuglioso a pulvino, fusti legnosi e striscianti,
Foglie piccole e molto aromatiche.
Fiori molto numerosi che si sviluppano nei rami terminali, di colore rosa.
E' molto simile al > Timo arbustivo.



venerdì 11 gennaio 2013





La Sardegna - Magica Terra da Scoprire . 

Una Cucina fatta di Semplice vita quotidiana .

Le nostre Forze sono L'Orgoglio di essere sempre e comunque .


L'arte del Mangiar Bene ,Vivendo.....


 Secondo alcune recenti scoperte sembra che il garum, un’antica salsa di pesce in aceto e miele, molto apprezzata dai patrizi romani, provenisse anche dalla Sardegna. Gli scavi effettuati nella zona del porto di Cagliari testimoniano come le antiche popolazioni delle coste cagliaritane non abbiano mai interrotto i rapporti con il mare e con la pesca .Si possono riconoscere sull’Isola tre diverse tradizioni gastronomiche di mare: una certamente di origine nuragico-fenicia (e poi romana)ed anche la più antica; un’altra seconda è quella genovese-pisana, che si riscontra in tutto il sud-ovest dell’isola; la terza è indubbiamente quella algheresa, con forti influssi catalani e che si estende su tutta la costa da Alghero sino alle Bocche di Bonifacio. Nei centri costieri, soprattutto Cagliari, Carloforte, Oristano, Alghero, Santa Teresa di Gallura, Olbia, i piatti a base di pesce e crostacei sono innumerevoli con ricette che esaltano le qualità locali


 A Cagliari i piatti tipici sono la Frègula cun cocciula (fregola con le arselle dette anche Cuore); le Còcciula e cozzas a schiscionera (vongole e cozze cucinate in tegame), e poi la Burrida a sa casteddaia, un piatto a base di gattucio marino, aceto e noci), la Cassòla, una zuppa di vari pesci, crostacei e molluschi; l’Aligusta a sa casteddaia (aragosta condita alla cagliaritana); seguono gli spaghetti con vongole e bottarga e gli Spaghittus cun arrizzonis ossia spaghetti ai ricci di mare serviti anche in varianti con carciofi o con asparagi selvatici).

Nelle coste sulcitane si trovano alcune delle più antiche tonnare del Mediterraneo. La cucina risente dei forti influssi genovesi ed è fortemente basata sulla pesca del tonnorosso e sui prodotti collegati a tale pesca, come la bottarga, il cuore di tonno, il Musciame, la Buzzonaglia, il Lattume senza dimenticare il Cascà, un cuscus di semola con sole verdure, di origine tabarchina.

Nella cucina tipica dell’oristanese e negli stagni di Cabras si sente ancora l’antica influenza fenicia, ma anche quella pisana, soprattutto a Bosa dove sono molto apprezzate le anguille. Gli stagni sono ricchi di pesce e dalle uova di questi si produce la bottarga di muggine (uova di cefalo essiccate sotto sale) che può essere consumata in sottili strisce condita con olio, oltre che grattugiata sulla pasta. Altro prodotto caratteristico è Sa Merca, costituita da tranci di muggine bollito e salato, avvolti in una sacca di erba palustre, la zibba (Ital. Obione), utilizzata a scopo di conservazione. Si può inoltre gustare una variante della Burrida (gattucio), ma anche muggini arrosto e anguille allo spiedo e poi spigole, dentici e orate.

Ad Alghero le aragoste sono molto pregiate e sono preparate alla maniera catalana ossia bollita con pomodori, sedano e cipolla e accompagnata con una salsa ottenuta dalla testa con aggiunta di succo di limone, olio d’oliva, sale e pepe. Anche la Razza in agliata è una specialità algherese e si prepara lessandola e ricoprendola di sugo di pomodoro, aceto, aglio e prezzemolo.
Verso Santa Teresa e l’arcipelago della Maddalena, le insalate di polpo sono una tipica specialità, mentre ad Olbia lo sono i piatti a base cozze, vongole veraci e arselle.  Molto singolari e per molti una vera leccornia, sia nel nord che nel sud dell’Isola sono le Orziadas o Bultigghjata ossia gli anemoni di mare infarinati e fritti.
Si basa su ingredienti molto semplici ed è molto varia: cambia da zona a zona, non solo nel nome delle pietanze, ma anche negli ingredienti. La semola di grano duro (Trigu saldu) sarda produce un tipo di pasta di alta qualità che si presta ad essere lavorata nelle forme più svariate. Benedetto Croce nelle note ad una sua traduzione in lingua italiana di un testo napoletano del 1600, il Pentamerone, spiega come a quei tempi nella Campania e particolarmente a Napoli la pasta venisse chiamata pasta di Cagliari, a conferma che la qualità delle farine sarde era già da lungo tempo conosciuta ed apprezzata.
UNA PASSEGGIATA CON GUSTO  

IL CARDO MARIANO IN CUCINA

Ecco un'ingrediente tenerissimo in questo periodo quando è ancora giovane .

Questo prodotto è reperibile molto facilmente e allora come resistere nel non utilizzarlo per cucinare delle frittelle o magari anche una buona pasta .
L'uso è veramente immenso ,dall'antipasto (anche sott'olio) al primo ,al secondo ,al contorno , al dessert e persino al Liquore magari aromatizzato al mirto (adesso è il periodo del mirto , usate le vostre passeggiate per più Gusti ).
Parliamo del prodotto :

Il Cardo contiene: tannino, sostanze amare, amido e mucillaggine.
Le sue proprietà sono: colagogo (aumentare la quantità di bile che defluisce nell?intestino), coleretico (stimola il fegato a produrre la bile), diuretico, ipertensivo, tonico.


Si utilizzano le foglie raccolte in primavera ed essiccate in luoghi ben ventilati e bui.
In cucina il suo uso è pari a quello del carciofo: si utilizzano i germogli e le foglie più giovani ad insalata con un gusto amarognolo che ricorda il cardo; le radici ed i fiori si cucinano in acqua come qualsiasi verdura.

 L’estratto di questa pianta è utilizzato da più di 2000 anni per trattare patologie epatiche, quali epatite e cirrosi, e per proteggere il fegato dall’avvelenamento da tossine, che avviene, per esempio, in seguito all’ingestione di funghi velenosi,  di sostanze come l’alcol e di farmaci come l’aspirina, il paracetamolo ed altri FANS .Una descrizione di questa pianta medicamentosa si ha già nel IV secolo a.C. da parte di Teofrasto e, in seguito, nel I secolo a.C., da parte di Plinio .


sabato 22 dicembre 2012


Torrone fatto in casa

Iniziamo con  rompere  le uova per ottenere 250gr di albume che mettiamo  nel vaso della planetaria.
Nel frattempo tagliamo i fogli di ostia necessari a foderare i bordi degli stampi d’acciaio che riempiremo con la pasta di torrone.

Peso kg 2,250 di frutta secca scegliendo tra mandorle, nocciole o pistacchi. Vi Suggerisco di scaldare la frutta secca per 10′ nel forno preriscaldato a 150°C, perchè usata fredda può rovinare la pasta del torrone riducendola in grani.

Prendete  ora due pentole, una per lo zucchero, l’altra per il miele. Nella prima peso 1,500 Kg di zucchero e 450 gr  d’acqua che mescolerete energicamente prima di mettere sul fuoco; nella seconda mettete  900 grammi di miele Locale . Saltiamo  il glucosio che non è semplice trovare.
Procuratevi dei termometri Digitali e scaldate  lo sciroppo di acqua e zucchero fino a 144°/145°C, non andate  oltre.
Poco prima, quando la temperatura raggiunge i 120°C, metto in moto la planetaria per montare gli albumi ,in modo che la temperatura dello sciroppo sia quella giusta . Scaldate il miele, per raggiungere  i 120°-122°. Attenzione, se superiamo questa temperatura bruciamo il miele compromettendone il sapore.

Versate  a filo prima lo sciroppo di zucchero sopra gli albumi montati, poi il miele, lascio che la planetaria faccia ancora qualche giro per amalgamare bene il composto. Togliete  il vaso dalla planetaria e aggiungete  la frutta secca preventivamente scaldata, mescolando con un paiolo di legno per evitare che si attacchi.

Bene, l’impasto è fatto. Ora basta  depositarlo negli stampi che che avranno come base la carta Stagnola e il foglio d’ostia poi  con altri fogli chiudete il tutto . Lasciate riposare  il torrone per almeno 8 ore  a temperatura ambiente 10° max o anche in frigo dopo che si è raffreddato bene ovviamente .
Ecco Fatto . Buona Torronata a tutti !

venerdì 7 dicembre 2012

MENU' DI NATALE 2012


Tra qualche giorno ci prepareremo tutti per il Santo Natale.. siete ancora indecisi sulla cena della vigilia ?? ..Niente paura sono al vostro servizio per darvi delle ottime idee ...e allora cosa aspettate ..prendete carta e penna eeeeh 1.2.3 ..ecco per voi una Vigilia coi fiocchi ;) 

1° Proposta Mare 

- ANTIPASTI: 
Insalatina di Tonno fumè con carciofi
Crostini di pane alle olive con botta
rga di Marceddì
Mille foglie di Carasau con crema di riccio e Pibadra
Bocconi gratinati
Moscardini in umido con cardi
***
- PRIMI PIATTI :
Trofie ai granchietti di scoglio
Lasagna ai frutti di mare
Ravioli di ricotta e arancia con crema di gambero imperiale
***
- SECONDI PIATTI:
Medaglioni di rana pescatrice su vellutata di porro e patate
Tentacoli di piovra in tempura
Zuppetta corsara con crostini di pane nero agliati
- CONTORNI :
Insalatina di spinaci e finocchi con citronette al profumo di noce
Sedani gratinati
***
- DESSERT:
Charlotte di nocciole e meneghina con Grand Marnier

- VINI CONSIGLIATI:
Per gli antipasti: il nostro Sommelier consiglia un vino del Trentino
il Muller Thurgau da servire a tavola con una temperatura tra gli 8° e 10° .
Per i Primi : un vino tutto Sardo ..il Vermentino di Gallura servito a temperatura tra i 10° e i 12°.
Per i secondi: un Valdichiana bianco super Toscanaccio '11.
Dessert: un Moscato dal nome particolare, infatti si risale in Trentino per un grande Goldmuskateller di almeno due anni.

FOOD COAST esclusi i vini : 15 € ad persona.